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Rifiuti hi-tech: quanti pericoli per la salute

Dalle plastiche in PVC agli ftalati passando per i ritardanti di fiamma: sostanze dannose e spesso cancerogene.

» Inquinamento e Rifiuti Valentina Dello Russo - 21/10/2008

Guasti, obsoleti o non più in uso: milioni di tonnellate di rifiuti elettrici ed elettronici chiedono di essere smaltiti ogni anno. Farlo nel modo corretto è l'unico modo per allontanare pericoli seri per la salute umana, come spiega Vittoria Polidori, responsabile della campagna Inquinamento di Greenpeace Italia.

Quali sono i pericoli chimici legati alla presenza di sostanze pericolose nei cosiddetti RAEE (rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche)?
"I pericoli sono molti, perché molte sono le sostanze pericolose presenti in questi prodotti. Le plastiche in PVC, ad esempio, contengono cloro. Noi di Greenpeace lo denunciamo da diversi anni, come denunciamo la pericolosità degli ftalati, che sono ammorbidenti della plastica. Queste sostanze sono state addirittura bandite, dall'Unione Europea, nei giocattoli per bambini. Altre fonti di pericolo vengono dai diserbanti di fiamma a base di bromo, che servono per ritardare o evitare incendi. C'è da dire che esistono già delle delle alternative disponibili a queste sostanze, perciò Greenpeace non vuole attaccare i produttori, ma suggerire loro delle possibilità diverse...".

Perché allora c'è tanta resistenza al cambiamento?
"Sono tanti i motivi di resistenza. Innanzitutto perché i produttori non vogliono investire nella ricerca di alternative né vogliono spendere per la trasformazione e l'implementazione degli impianti verso soluzioni nuove. Ma sbagliano, perché l'alternativa meno pericolosa, se presentata al consumatore attraverso un'opportuna etichettatura, alla fine paga. I costi per passare a nuovi materiali sono ammortizzati nel tempo, perché il consumatore ha tutto l'interesse a comprare un prodotto che non sia dannoso per la sua salute".

Di quali danni stiamo parlando, più in particolare?
"Premetto che gli studi sulle minacce per la salute sono stati raccolti da Greenpeace, ma prodotti da laboratori, centri universitari di ricerca, organizzazioni internazionali... Perciò sono il risultato dell'evidenza scientifica e non solo di nostre iniziative. Secondo questi studi, per esempio, il cadmio (uno dei metalli usati nei prodotti elettrici ed elettronici, come le batterie ricaricabili) può avere effetti negativi sui reni, sulla struttura delle ossa, fino ad essere cancerogeno per l'uomo. Il piombo crea danni nel sistema nervoso. Gli ftalati di cui parlavo prima sono tossici per la riproduzione e alterano le funzioni epatiche e renali. I ritardanti di fiamma creano squilibri nel sistema ormonale e risultano pertanto pericolosissimi per il sistema endocrino, interferendo sulla crescita e lo sviluppo sessuale. In alcuni esperimenti è risultato essere dannoso anche per il sistema immunitario".

Dunque, gli effetti su chi opera in siti di smaltimento abusivi e su chi vi abita attorno sono visibili?
"Il riciclaggio improprio effettuato dai lavoratori ha un impatto non solo a breve termine, penso alle dermatiti allergiche e ai problemi di respirazione, ma anche a lungo termine, con l'insorgenza di tumori. Naturalmente questi effetti sono riscontrabili anche nelle popolazioni che vivono in siti limitrofi: queste persone sono anche soggette agli effetti della diossina, che non si trova nei prodotti, ma è il risultato della combustione a cielo aperto che spesso avviene nelle discariche abusive. Nei Paesi sottosviluppati, poi, dove spesso questi rifiuti finiscono illegalmente, sono i bambini e i ragazzi a lavorare in questi siti: le fasce più vulnerabili, perché in fase di crescita".

E le popolazioni, ovviamente, non hanno la percezione dei danni che potrebbero ricavarne...
"No e nei Paesi sottosviluppati il problema si allarga perché ha ricadute di vario tipo: spesso lavorare in discariche simili è una fonte di guadagno, l'unica. Perciò l'impatto sulla salute deve anche fare i conti con i risvolti economici".

Come fate a monitorare questi traffici e i loro effetti?
"Attraverso la bibliografia internazionale monitoriamo gli effetti. Per quanto riguarda i traffici attingiamo a studi di fonti istituzionali, ma soprattutto alla ricerca che facciamo in proprio sul campo".

Esistono stime dei costi umani di tali traffici?

"No, purtroppo è molto difficile tenere traccia di questi rifiuti e dei danni che creano. Sarebbe cosa impossibile".

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- Greenpeace Italia