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Oscar Wilde: "Il suo processo? E' già in sé una pièce teatrale"
Il primo biografo dello scrittore irlandese e le copie dei verbali vergate dal nipote del genio di Dublino. Orlandelli: "Grazie a queste fonti ho ricostruito le dinamiche di una causa dal sapore scenico". In cantiere un libro sugli altri procedimenti
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"Sono cose che nascono da una perfetta osmosi con il personaggio e, nel caso specifico di Wilde, anche dal desiderio, da parte mia, di contribuire a fare giustizia su un uomo che ha pagato un prezzo altissimo per le sue abitudini sessuali".
Prima la ricerca delle fonti, poi il lavoro di traduzione. Il regista e attore Paolo Orlandelli, autore de "Il primo processo di Oscar Wilde - Regina contro Queensberry", scritto a quattro mani insieme al giurista Paolo Iorio, racconta la genesi del libro e anche la fatica di trovare un "editore che credesse nel progetto". "Ho inviato la lettera di presentazione del testo a 50 editori - ci racconta - e in pochi mi hanno risposto. Per lo più prendevano tempo o, in maniera più diretta, dicendomi che su Wilde era già stato detto tutto".
Orlandelli, come è nata l’idea di questo libro?
"L’ispirazione è stata il teatro: lavorando come attore sono stato molto a contatto con le opere di Oscar Wilde, ma soprattutto ho sempre avuto la passione per le biografie dei 'divi'. Così, tra il 2002 e il 2003, ho iniziato a lavorare a questo progetto".
Quella di Wilde è una vita talmente esuberante da offrire numerosi spunti di narrazione. Perché proprio il processo?
"Perché in se stesso ha qualcosa di più teatrale. E’ stato proprio questo a spingermi ad approfondire per poter realizzare un lavoro da portare, poi, in scena".
Il testo è una ricostruzione integrale del processo è stato difficile accedere alle fonti?
"Innanzitutto bisogna sottolineare che nei libri si trovano pochi riferimenti al processo intentato da Wilde contro il Marchese Queensberry. Qualche notizia in più si reperisce solo su internet".
E allora, come si è mosso?
"Sono partito proprio dalla rete. Ho iniziato una ricerca bibliografica su internet, ma dopo le mie consultazioni mi sono accorto che, in realtà, non c’era molto sul processo. Tranne alcuni resoconti anonimi e imparziali del 1905. E poi, naturalmente, quello più importante del 1912 che non è firmato, ma si sa essere di Christoper Millard. Il mio lavoro è partito proprio da questo libro che il biografo wildiano aveva scritto attingendo le notizie processuali dalla stampa: è un testo sintetico, ma ricco di notazioni".
Dove ha reperito il libro di Millard?
"In realtà ho lavorato su due edizioni del libro, quella francese e quella inglese: me le sono procurate entrambe anche per verificare se ci fossero delle discrepanze. In realtà erano uguali. Non è stato difficile averle perché mi sono rivolto al mio 'spacciatore' di fiducia che ha la biblioteca di letteratura omosessuale più vasta d'Italia…".
All’appello, però, manca un’altra fonte…
"Sì. Sono i verbali integrali del processo che lo studio Russel (gli avvocati della difesa) ha fornito alla British Library di Londra otto anni fa. Nel 2000, infatti, in occasione del centenario della morte di Oscar Wilde, la biblioteca nazionale aveva organizzato una mostra, coinvolgendo anche il nipote dello scrittore irlandese, il giornalista Merlin Holland. Fu proprio lui a copiarsi questi documenti per poi pubblicarli".
E lei ha studiato sul manoscritto originale della British Library?
"In verità no. Ho fatto domanda per la consultazione, ma mi è stato risposto che si tratta di un documento prezioso, consultabile solo dagli esperti di manoscritti. Consideri che è la trascrizione integrale stenografata dei verbali: è stata scritta da 4 mani diverse, se non di più. Ho però acquistato la pubblicazione di Merlin Holland, uscita nel 2003 'Irish peacock & scarlet marquess, the real trial of Oscar Wilde' (Il tacchino irlandese e il marchese scarlatto, il vero processo di Oscar Wilde). Anche se ai fini del mio lavoro mi è servito di più Millard. Del suo testo ho riportato anche tutte le notazioni descrittive del processo. Volevo, infatti, che il mio libro avesse un ritmo più wildiano e, quindi, più teatrale".
E’ stato difficile il lavoro di traduzione?
"Difficile no. Semmai lungo per il metodo che ho utilizzato: prima ho fatto a penna la traduzione e poi il labor lime sul computer…ho accumulato un centinaio di pagine scritte a mano!".
Quali sono gli elementi di novità contenuti nel libro?
"I giuramenti sono una mia aggiunta così come tutta la ritualità processuale. Ho inserito questi elementi proprio perché mi interessava rendere 'teatrale' il processo, suggerire al lettore l’idea di una pièce. Poi c’è, naturalmente, l’introduzione sul sistema giudiziario britannico, curata da Paolo Iorio. Abbiamo lavorato insieme e lui, da esperto di diritto inglese, oltre a regalarmi informazioni sulla ritualità processuale, mi ha aiutato a visionare le pagine che traducevo".
Quali emozioni le ha regalato questo lavoro?
"L’emozione più bella è stata scoprire qualcosa di nuovo. Grazie alle mie ricerche ho trovato, per esempio, la supplica di Wilde al Ministro degli Interni per ricevere la grazia dopo i lavori forzati. Una grazia che non gli è stata mai accordata".
A questo punto manca la messa in scena del processo. In fondo il libro è già una pièce…
"Mi piacerebbe. Ma sto pensando anche ad un musical sulla storia d’amore tra Wilde e Lord Douglas".
Sul fronte letterario, invece, ha qualche altro sogno nel cassetto?
"Ho intenzione di cimentarmi anche con il secondo e terzo processo di Wilde. Il lavoro di traduzione l’ho ultimato, il titolo già c'è: 'Regina contro Wilde - il secondo e il terzo processo di Oscar Wilde'…".
E quindi?
"Non ho ancora deciso, però, se riportare integralmente i testi come ne 'Il primo processo di Oscar Wilde - Regina contro Queensberry' oppure inserire elementi di fiction. Per ora è solo un progetto. Anche perché è troppo presto: bisogna prima aspettare i riscontri su questo libro".
Una cosa, però, è sicura: continuerà a lavorare su Wilde. Perché?
"Perché è brillante. Anzi è la brillantezza per antonomasia e, soprattutto nel teatro, rimane insuperato: ancora non si è eguagliato il suo gusto per il paradosso, l’aforisma e il non-sense. Wilde compendiava tutto questo e noi, al confronto, con la nostra comicità becera, siamo ancora nella preistoria. Troppo lontani da quell’eleganza, leggerezza e grazia tutta inglese. Alla base di tutto, però, c’è, come dicevo prima, una vera e propria osmosi con il personaggio. Oltre al desiderio di giustizia di fronte alla condanna che l’uomo Wilde ha subito per le sue abitudini di vita: ha pagato un prezzo che oggi forse non gli sarebbe toccato. Anche se la situazione che vivono in questo momento gli omosessuali non è completamente libera dai pregiudizi…".
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