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Rifiuti hi-tech: la raccolta premia il nord Italia

Ogni italiano produce 1,8 chili di RAEE l'anno, ma il dato è di difficile monitoraggio

» Inquinamento e Rifiuti Valentina Dello Russo - 21/10/2008

Anche in Italia il consumo di elettrodomestici e apparecchi elettronici sta generando produzioni sempre maggiori di rifiuti (RAEE), ma la nostra penisola non è ancora su livelli allarmanti. 

PRODUZIONE PRO CAPITE. Le ultime cifre a disposizione dell’Apat (ora Ispra, Istituto superiore per la ricerca ambientale), contenute nel Rapporto Rifiuti 2007, parlano infatti di 108 mila tonnellate raccolte nel 2006, con un incremento rispetto all’anno precedente del 5,7 per cento circa. Questo significa che ogni italiano produce 1,8 chili di rifiuti hi-tech l’anno: un dato positivo se si pensa che il decreto legislativo 151 del 2005 ha fissato a 4 chili annui per abitante l’obiettivo ottimale per il 2008. 

DIFFICOLTA' NEL MONITORAGGIO. Naturalmente le cifre sono da prendere con le molle, data la difficoltà di monitorare questo genere di rifiuti e il fatto che non esistono dati disaggregati (per tipologia merceologica). Se è vero, infatti, che ben 101 Province, nel 2006, hanno attivato specifici sistemi di raccolta dei RAEE (intendendo per RAEE sia i frigoriferi che i cellulari o le cartucce per stampanti), solo alcuni Comuni, all’interno di esse, hanno effettivamente provveduto a raccogliere questo tipo di materiali in disuso. La tendenza è comunque positiva se si pensa che le province italiane con queste caratteristiche erano solo 84 nel 2004.

DISTRIBUZIONE SUL TERRITORIO. Per quanto riguarda la distribuzione sul territorio, ovviamente molti fattori influenzano i flussi di questo genere di rifiuti: come sempre caratteristiche culturali, presenza o assenza di campagne di informazione e politiche messe in campo dalle amministrazioni finiscono per stimolare o ridurre drasticamente la corretta raccolta dei RAEE.
Sempre secondo il Rapporto Apat, se un cittadino del Nord raccoglie 2,4 chili l’anno di rifiuti tecnologici, uno del Centro ne produce solo 1,9, mentre al Sud uno soltanto. La Regione più responsabile, in tal senso, è il Friuli Venezia Giulia, con una produzione pro capite di 4,4 chilogrammi. Per quanto riguarda le città metropolitane, invece, a sorpresa svetta Roma, seguita prevedibilmente da Trieste, Torino e Milano.

ELETTRODOMESTICI "BIANCHI". Nella stessa direzione vanno anche i risultati di Ecodom (Consorzio Italiano Recupero e Riciclaggio Elettrodomestici) che, nel 2006, ha commissionato al Politecnico di Milano una ricerca su una parte consistente di questo tipo di rifiuti. L’Università meneghina ha studiato i flussi di RAEE provenienti dagli elettrodomestici "bianchi" (lavatrici, frigoriferi, forni…) previsti per l’anno seguente, dividendo il Paese in quattro macroaree geografiche, per poi passare alle Regioni e alle singole Province.
Se nel Nord-Est (Emilia Romagna, Veneto, Trentino Alto Adige, Friuli) e Nord-Ovest (Piemonte, Liguria, Valle d’Aosta, Lombardia) il "tasso di ritorno" di questi apparecchi si attesta rispettivamente al 42 e 44 per cento, al Centro (Toscana, Marche, Umbria, Lazio) si scende già al 40, mentre al Sud e nelle Isole (Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria) è pari al 34 per cento. Differenze si riscontrano anche a seconda del tipo di elettrodomestico: i frigoriferi sono la categoria che ha fatto registrare il più alto tasso di ritorno, pari a circa il 60 per cento, mentre all’ultimo posto ci sono le cappe e i climatizzatori, con un esiguo 20 per cento.
L’alto tasso di ritorno dei frigoriferi è da attribuire principalmente all’ingombro degli stessi e al fatto che quasi tutti i consumatori sanno quanto siano nocive per l’ambiente le sostanze contenute in questi elettrodomestici. I condizionatori risultano invece maglia nera quasi certamente perché fanno parte di un mercato ancora in fase di espansione (è ancora oggi più diffuso il primo acquisto che la sostituzione dell’apparecchio).

IMPIANTI. Sul piano degli impianti preposti alla raccolta, secondo una stima effettuata dalla Fise (Federazione imprese di servizi) per il 2005 e pubblicata nel Settimo Rapporto Fise Unire sul riciclo dei rifiuti, esistono in Italia circa 150 strutture che offrono un’attività di recupero dei RAEE, tra cui circa trenta imprese che effettuano operazioni di disassemblaggio, dieci-dodici centri integrati con ciclo completo di trattamento, e, per il restante, operatori che effettuano attività  di commercializzazione delle apparecchiature rimesse a nuovo o dei RAEE stessi. A queste proiezioni andrebbero comunque aggiunti tutti quegli impianti dediti al recupero di altri beni (tipo i centri rottamazione auto) che spesso accolgono anche apparecchiature elettriche obsolete. E tutte le vecchie lavatrici che giacciono nelle nostre cantine…

DOCUMENTI
- Il Rapporto Rifiuti 2007 Apat
- Settimo Rapporto Fise Unire sul riciclo dei rifiuti 2006
- Ricerca che Ecodom ha commissionato nel 2006 al Politecnico di Milano