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Rifiuti hi-tech: il flusso nascosto

Si perde le tracce del 75 per cento di quelli prodotti dall?Unione Europea

» Inquinamento e Rifiuti Valentina Dello Russo - 21/10/2008

Da venti a cinquanta milioni di tonnellate: è questa la mole dei rifiuti tecnologici prodotti ogni anno. Secondo stime delle Nazioni Unite, televisioni, cellulari e computer in pensione finiscono per rappresentare più del cinque per cento di tutti i rifiuti solidi urbani generati nel mondo. Ciò che più spaventa è peraltro il tasso di crescita di questo tipo di materiali inquinanti: il 3-5 per cento annuo, tre volte maggiore di quello relativo alla normale spazzatura.

Ma chi li produce e dove vanno a finire? Difficile tracciare una mappa mondiale di questi materiali di scarto, anche perché, molto spesso, il loro destino è coperto dal silenzio dell’illegalità.
Un rapporto stilato da Greenpeace lo scorso febbraio, dall’emblematico titolo “Toxic Tech”, evidenzia infatti l’esistenza di “flussi nascosti”, capaci di eludere i normali controlli e le necessarie leggi, tracciando itinerari quasi sempre diretti dai Paesi industrializzati a quelli in via di sviluppo.

Questo genere di rifiuti risulta altresì fra i più pericolosi da smaltire, a causa degli elementi tossici e persistenti coi quali è prodotto. La crescita esponenziale del mercato dell’hi-tech non è seguita da un’altrettanto diffusa etica di riutilizzo, riciclaggio e recupero degli stessi. Il più delle volte il materiale obsoleto resta ammassato nelle case o nei garage, a volte gettato con la normale immondizia, più spesso esportato illegalmente.

LA CRESCITA DELL’HI-TECH. Uno sguardo alle cifre parla più di mille ragionamenti: la vendita globale di computer, nell’anno 2006, si è attestata sugli oltre 229 milioni di esemplari (circa 5 milioni 735 mila tonnellate di materiale). Per il 2010 ci si attendono così 4 milioni 193 mila tonnellate di rifiuti, che, nel 2016, raddoppieranno quasi, sino a raggiungere i 7 milioni 843 mila.

L’UNIONE EUROPEA E L’ITALIA. Nello specifico, i 27 Paesi membri dell’Unione Europea producono 8,7 milioni tonnellate di questo tipo di rifiuti. Di questi, solo 2,1 (vale a dire un quarto del totale) vengono recuperati e smaltiti nel modo più opportuno. Il restante 75 per cento, invece, si perde senza lasciare traccia: si suppone che in parte resti nelle case, in parte venga esportato o smaltito. Il tutto nonostante l’UE vieti perentoriamente l’esportazione di rifiuti pericolosi verso Paesi non appartenenti all’Ocse.  Eppure, nel 2005, ispezioni condotte in diciotto porti del Vecchio Continente hanno dimostrato che il 47 per cento dei rifiuti esportati veniva trasportato illegalmente verso India, Cina o Africa.
Un traffico di proporzioni ingenti, se si pensa che, nell’arco del 2006, ogni cittadino europeo ha prodotto tra i 17 e i 20 chilogrammi di scorie tecnologiche. Al di sotto di questa media, ma comunque su soglie elevate, c’è l’Italia, dove la  produzione pro capite (nello stesso anno) ammontava a 14 chili. Ottocentomila sono invece le tonnellate totali che ogni anno si producono nel nostro Paese: di queste se ne arrivano a raccogliere e smaltire correttamente solo 108 mila.

GLI STATI UNITI. Le cose non vanno meglio oltreoceano: negli Stati Uniti questo "pianeta sommerso" ha dimensioni ancor più ingenti. Secondo l’Environmental Protection Agency americana, agenzia di Stato preposta alla tutela dell’ambiente, gli americani sono responsabili del più alto numero di rifiuti hi-tech al mondo. Soltanto l’anno scorso, 157 milioni di computer (fra monitor, portatili, tastiere, mouse, stampanti, fax e fotocopiatrici) sono stati mandati al macero. Oltre a questi, venti milioni di televisori e 126 milioni di telefonini. Solo il diciotto per cento delle tv e dei computer e il dieci per cento dei cellulari è stato riciclato: l’80-85 per cento dei rifiuti elettronici è finito in un punto interrogativo.

CINA E INDIA. E l’interrogativo si amplia quando si prendono in considerazione i Paesi di nuova industrializzazione. In Cina e India, nazioni in cui esistono sistemi "informali" di riciclaggio, diventa un’impresa impossibile persino stimare l’entità dei rifiuti hi-tech. Se si considerano le strutture di trattamento autorizzate, per esempio, si arriva a calcolare che i flussi nascosti, in India, potrebbero raggiungere addirittura il 99 per cento, vale a dire le 143 mila tonnellate ogni anno.

LA SOLUZIONE. La strada, suggerita dalle associazioni ambientaliste, è quella di adottare il principio di responsabilità del produttore (le grandi case si assumono l’onere di smaltire i loro prodotti una volta che il tempo li ha trasformati in rifiuti). Un’altra via praticabile è quella di eliminare dai prodotti stessi le sostanze chimiche pericolose, sostituendole con altre innocue o meno dannose. 

LE RESPONSABILITA' DEI PRODUTTORI. Anche a questo scopo, ogni tre mesi dall’agosto del 2006, Greenpeace pubblica una Eco-Guida, con la classifica dei diciotto grandi produttori internazionali di personal computer, cellulari, televisioni e consolle più “eco-responsabili”. La posizione nella graduatoria dipende infatti dalle differenti politiche di sostituzione delle sostanze pericolose e dall’eventuale ritiro e riciclaggio dei beni ormai in disuso. Pubblicata qualche giorno fa, la nona edizione vede in testa la Nokia. La compagnia ha infatti, fra le altre cose, eliminato l’uso del PVC nei nuovi modelli di cellulari e dispone di un programma di raccolta dei prodotti in disuso in 85 Paesi. In coda alla classifica ci sono invece Microsoft e Nintendo. Il colosso di Bill Gates ottiene un punteggio molto basso principalmente a causa dei materiali utilizzati. La Nintendo, invece, nonostante l’impegno nella scelta di questi ultimi, cade sul capitolo "smaltimento dei rifiuti".

DOCUMENTI
- Toxic Tech – Rapporto di Greenpeace
- Environmental Protection Agency americana
- IX Eco-Guida di Greenpeace