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Calcio: crisi nel mercato dei diritti in chiaro

Solo all'ultimo l'accordo tra Lega e Rai per evitare il black out televisivo

» Cronaca Sport Dario Caselli - 01/09/2008

Cosa sta succedendo al calcio in tv? Solo dieci anni fa era considerato l’affare del secolo, la famosa "gallina dalle uova d’oro". invece adesso non sembra attirare più, al punto che si è+ arrivati ad un passo dal black out televisivo per la prima di campionato. Infatti solo in extremis e grazie all’intervento del governo è stato trovato l’accordo tra Lega Calcio e Tv. La Rai con 27,5 milioni di euro per il 2008-2009 e 28 milioni per il 2009-2010 si è portata a casa, in esclusiva, la fascia pomeridiana mentre dovrà dividere con Mediaset, che pagherà 9 milioni di euro per due anni, quella serale. In tutto, quindi, alla Lega andranno poco meno di 40 milioni di euro, venti in meno rispetto a tre anni fa. 

Un lieto fine che nasconde che sottintende problemi notevoli legti, sopratutto, al mondo del calcio in chiaro. Che non sarebbe stata facile, quest’anno, la trattativa per la vendita dei diritti se ne aveva sentore già dal luglio scorso, quando Piersilvio Berlusconi alla presentazione dei palinsesti autunnali di Mediaset ripeteva che "alle attuali condizioni non siamo interessati". Condizioni di vendita poste dalla Lega Calcio e considerate poco vantaggiose, ma soprattutto fuori da ogni logica di mercato.

Al centro della contesa che ha quasi fatto naufragare qualsiasi ipotesi di accordo c’è ormai un dato di fatto e cioè che il calcio non criptato interessa sempre meno. Non interessa agli spettatori che sempre più acquistano le partite di calcio in pay per view. E tanto meno alle emittenti televisive che ormai non hanno intenzione di investire più ingenti somme per l’acquisizione dei diritti. La conferma giunge, ovviamente, dagli ascolti televisivi. Negli ultimi tre anni sono stati persi quasi quindici punti di share, che tradotto in numero di spettatori significa circa due milioni in meno. Un esempio: lo scorso anno Controcampo-Ultimo minuto si attestava in media intorno al 20 per cento mentre ai tempi di 90° Minuto lo share era sul 35 per cento. 

Numeri che la dicono lunga su un lento ma quanto inesorabile allontanamento del pubblico. Ma dove si sposta l'interesse degli spettatori? In primis sui canali pay per view che oggi consentonodi vedere  non solo la singola partita ma anche le immagini salienti delle altre squadre. Una concorrenza che alla lunga sta diventando sempre più insostenibile per la tv in chiaro. E poi c'è Internet: sono sempre di più le persone, in particolare i giovanissimi, che decidono di seguire le partite sul web . Visioni non sempre legali  -visto che questi siti si appoggiano ai canali satellitari esteri che mandano in onda le immagini del nostro campionato - ma che, sicuramente, toglono alla tv una fetta significativa di spettatori.

Naturale che di fronte a tutto ciò il valore effettivo del calcio in chiaro in questi ultimi anni si sia deprezzato. Si stima, infatti, che rispetto a tre anni fa, quando Mediaset sborsò circa 180 milioni di euro per acquistare i diritti per un triennio, il valore si sia ridotto di almeno il 50 per cento. Quindi per una singola stagione non più sessanta milioni di euro ma trenta. 

Tutto ciò spiega le difficoltà nella trattativa per l’acquisto dei diritti e l’epilogo a cui si è giunti. A complicare le cose inoltre, anche la Lega Calcio che con il suo presidente, Antonio Matarrese, aveva deciso di stabilire come base di partenza dell’asta settanta milioni di euro. Prezzo più alto rispetto a tre anni fa e legato alla convinzione che l’arrivo di Ronaldhino e di Mourinho avessero fatto lievitare il valore del nostro calcio. Un valore economico considerato da subito inaccessibiliche dal mondo della Tv e senza dubbio insostenibile, ma soprattutto fuori dalla logica di mercato. 

Da qui la decisione di Mediaset di non ripetere l’esperienza di tre anni fa quando pagò 60 milioni di euro a stagione per assicurarsi i diritti. Al massimo 8-10 milioni di euro per i diritti, non in esclusiva, per la seconda serata per garantire la messa in onda di Controcampo. Queste le intenzioni della società meneghina che poi sono state confermate. Un’inversione di tendenza rispetto al passato sostenuta, inoltre, dalle scelte sulla programmazione autunnale dove, appunto, il calcio non compare tra i programmi di punta. Anzi per quest’anno c’è da segnalare lo spostamento dei programmi riguardanti il pallone scivolati da Italia Uno a Rete Quattro. Una vera e propria retrocessione se si pensa che solo quattro anni fa Mediaset fece del calcio la punta di diamante della programmazione del Biscione. Chi non ricorda il programma "Serie A" con l’ingaggio di Paolo Bonolis? Fior di milioni di euro. 

Una scelta dettata dalla volontà di dirottare le risorse verso altre esperienze, prima fra tutte il digitale terrestre dove l’emittente milanese ha messo in campo una strategia di rafforzamento con il lancio di Premium Calcio 24: un canale dedicato 24 ore su 24 al gioco del pallone con quattro tg e tanta informazione. Un segnale ben chiaro che sul fronte del calcio a pagamento il Biscione non vuole lesinare investimenti anche in vista del 2010 quando finirà il monopolio di Sky sul satellite. 

Diversa la situazione per la Rai che alla fine si è sobbarcata la spesa maggiore per acquisire l’esclusività dei diritti, almeno nella fascia pomeridiana. Un atteggiamento frutto soprattutto dello storico ruolo di servizio pubblico che la Rai continua a svolgere tuttora e che le imponeva di garantire a tutti quegli italiani non muniti di un decoder digitale o satellitare la fruizione delle immagine del calcio. Adesso però occorre una riflessione per evitare che la telenovela di queste settimane si ripeta tra due anni. Ma soprattutto che tenga conto del fatto che il mercato dei diritti del calcio in chiaro ogni anno va sempre più perdendo di valore. Guardando casomai anche a come in altri Paesi europei la questione è stata affrontata e risolta, perché in Italia a pagarne le conseguenze non possono essere sempre gli spettatori. 

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