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Febbre da kitesurf sulle coste italiane
Inventato nel 1984 da due fratelli bretoni, oggi è uno degli sport più praticati lungo le spiagge dello Stivale. Negli ultimi anni il numero dei praticanti è quadruplicato
Fonte: dal web
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A cavallo del vento lassù, dove mare e cielo si incontrano. L'essenza del kitesurf, figliol prodigo del windsurf, è tutta qui. Un aquilone, una tavola, un pizzico di genuina follia e via in mare, a lanciarsi in evoluzioni che sfidano persino le leggi della fisica.
Quando, nel 1984, Dominique e Bruno Legaignoux depositarono il brevetto per un aquilone da trazione con struttura portante gonfiabile, forse nemmeno immaginavano che, in poco meno di dieci anni, quello che sembrava un vezzo di due fratelli bretoni, ossessionati dalla vela e dagli sport acquatici, sarebbe diventato uno sport rivoluzionario, capace di appassionare migliaia di praticanti.
Certo, i primi esemplari non si rivelarono il massimo in quanto a efficienza aerodinamica e praticità, ma fu subito chiaro che quell'aquilone da traino a due cavi, governato da una lunga barra orizzontale, poteva esercitare una trazione paragonabile a quella di un motoscafo. Il problema vero, incontrato dai fratelli Legaignoux, fu la difficoltà di trovare produttori interessati a investire tempo e denaro per lanciare questo nuovo sport.
Dopo tanto penare, però, due bretoni riuscirono a conquistare le attenzioni del francese Manu Bertin, pioniere del windsurf, e di leggende del calibro di Robby Naish e Pete Cabrinha. Il segreto? Anche con vento leggero e acqua piatta, il kitesurf è in grado di dare le stesse sensazioni che si possono provare in windsurf col vento forte.
Il binomio sembrava perfetto: nelle numerose giornate di brezza debole e mare calmo, i windsurfer si divertivano con l'aquilone, salvo poi ritornare alla loro vela quando il vento rinforzava e le onde si gonfiavano. E così, in men che non si dica, a cavallo del nuovo millennio è scoppiata la febbre del kitesurf. Materiali innovativi, nuove marche ed esperti del settore hanno, poi, contribuito a trasformare questo sport, facendolo diventare sempre più performante ed estremo per i kiter provetti, oltre che sicuro e accessibile per i neofiti.
Il funzionamento è lo stesso del windsurf: un kite (chiamato anche vela, aquilone o ala), una barra con cui comandarlo tramite sottili cavi di Dynema (materiale derivato dall'industria aerospaziale) lunghi fino a 30 metri e una tavola, che nei primi anni assomigliava a quelle da surf, ma che, ora, ricorda sempre più quelle da snowboard. Le nostre spiagge sono ormai un arcobaleno di aquiloni. Appassionati che, tentativo dopo tentativo, si cimentano in evoluzioni mozzafiato, persino con mare calmo.
Ma il kitesurf resta pur sempre uno sport estremo, che presuppone dunque un grande senso di responsabilità. Perché il grande aquilone, che può assicurare brividi e acrobazie per gli esperti, può riservare spiacevoli sorprese ai neofiti, proprio per via della grande forza di trazione. Anche per tale ragione, vengono messe a disposizione dei kiter aree di mare ben delimitate, a debita distanza dai bagnanti, ed esistono severi divieti.
A causa della pericolosità insita nella pratica di questo sport, sono stati presi, persino, provvedimenti per proibire il kitesurf in alcune zone d'Italia. La provincia di Trento, per esempio, lo ha vietato nei propri bacini. Per quanto riguarda il mare, ogni Capitaneria di Porto, durante la stagione estiva, può emettere ordinanze per proibire il kitesurf nelle zone adibite alla balneazione (cosa che capita sovente in agosto) oppure circoscriverlo a zone appositamente attrezzate.
In ogni caso, la maniera migliore per avvicinarsi in modo sicuro alla pratica di questa disciplina è di frequentare un corso base presso una scuola qualificata, prima ancora di recarsi da un negoziante per acquistare l’attrezzatura. Bastano soltanto sei lezioni presso una scuola qualificata (in media 200 euro), affiliata cioè alla Federazione internazionale o a quella italiana, per prendere il volo.
"Nel 1999 ho aperto la prima scuola. Il nostro quartier generale è in Sardegna - ha raccontato, tempo fa, Paolo Silvestri, anima del kitesurf italiano - ma esistono corsi in molte regioni: Toscana, Emilia Romagna e al Sud. In tutto una ventina. I praticanti in Italia sono più di 6mila e siamo in continua crescita, ma la percentuale di incidenti è ancora troppo alta rispetto al numero di appassionati. I corsi restano indispensabili".
Per quanto riguarda l'attrezzatura "il paracadute che noi chiamiamo kite può costare tre i 900 e i 1300 euro - è la parola dell'esperto Silvestri - 160-600 euro la tavola, 150-200 la muta, mentre il trapezio (una sorta d’imbracatura, ndr) costa 80-100 euro".
E se qualcuno pensa che il kitesurf non sia uno sport adatto alle donne, si sbaglia di grosso: "Di solito sono persino più determinate degli uomini ad andare avanti - è il parere di Carlo De Gregorio, istruttore della Flying Zone - e poi negli ultimi anni il numero degli appassionati è più che quadruplicato". Perché una volta lassù, dove cielo e mare si incontrano, nessuno vuole più scendere.
LINK
- Federazione internazionale kitesurf
- Federazione kitesurf italiana
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Sport estivi: al mare e sulle spiagge ce n'è per tutti i gusti
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