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"I Paperoni del pallone? Pagati in modo equo"

» Cronaca Sport Ulisse Spinnato Vega - 06/08/2008
Fonte: Il quotidiano dellla Bocconi

Quanto è costato Ronaldinho al Milan? Qualcosa come 20 milioni di euro più vari bonus al Barcellona e un ingaggio stellare da 6,5milioni all’anno al giocatore. Ok, ma quanto rende? Nei primi due giorni successivi all’annuncio del colpo di mercato, i tifosi del Diavolo hanno acquistato qualcosa come 11mila abbonamenti e le ordinazioni della maglia del fuoriclasse brasiliano con il numero 80 hanno subito superato le 10mila unità. Ora si tratta solo di scoprire la cosa più importante, ossia come il 28enne fantasista si esprimerà sul campo. Di certo, però, il Milan ha già ben monetizzato il cosiddetto "effetto annuncio".

UN MONDO SPIETATO. Mettere la propria professione sul mercato e sottostare alle sue regole significa guadagnare per quanto si vale e per quanto si rende, senza protezioni, raccomandazioni o favoritismi. I calciatori, soprattutto i grandi calciatori, sono molto esosi e raramente si accontentano. Rappresentano, però, anche una fabbrica di danaro per i loro presidenti. Inoltre, la loro retribuzione è effettivamente influenzata dalle performance passate, dall’esperienza e dai risultati delle squadre in cui hanno militato. Di sicuro c’è poco da adagiarsi sugli allori: il mondo del calcio dimentica presto le grandi prodezze e solo il merito trasforma gli atleti in "paperoni" del pallone. I compensi – anche quelli milionari e in apparenza poco etici – rispondono dunque a criteri di piena equità.

L’INDAGINE. Lo spiegano bene Fabrizio Montanari, professore a contratto alla Bocconi, e Giacomo Silvestri di Boston consulting group, in due distinti paper pubblicati nel volume "Il management del calcio" (edito da Franco Angeli e curato dai due autori insieme a Francesco Bof della Sda Bocconi) e dalla "Rivista di diritto ed economia dello sport". Nello studio "Gli stipendi della Serie A: quale rapporto tra retribuzione e prestazione", i due ricercatori prendono in esame i profili di 326 calciatori per due stagioni e concludono che ad influenzare la performance individuale non è tanto il livello assoluto della retribuzione, ma l’equilibrio che si costruisce tra gli stipendi dei diversi calciatori. In pratica, i giocatori che danno il meglio sono quelli pagati meglio in assoluto o quelli che guadagnano un po’ meno e sono ansiosi di scalare la classifica delle "superstar". La ricerca suggerisce alle società calcistiche di scegliere in modo chiaro una politica retributiva: da una parte c’è il "modello gerarchico" che motiva le persone attraverso nette sperequazioni di retribuzione, dall’altra c’è il "modello compresso" che spinge alla cooperazione mediante retribuzioni simili. L’importante, precisano gli studiosi, è optare in modo chiaro per uno dei due modelli senza affidarsi al caso o all’abilità dei singoli procuratori.

GLI ELEMENTI CHE FORMANO LA RETRIBUZIONE. "Le società devono, inoltre, comunicare chiaramente ai giocatori quale sia la loro politica retributiva – spiega Montanari – perché i calciatori accettano le disparità quando sono in qualche modo giustificate e quando le superstar si assumono le responsabilità che i loro stipendi comportano. L’accettazione dei 6,5 milioni di euro di Ronaldinho dipenderà moltissimo dal suo comportamento in campo e nello spogliatoio". Nel paper "Le determinanti della retribuzione tra risultati e caratteristiche individuali: il caso del campionato di calcio di Serie A", Montanari e Silvestri raccolgono i dati di 267 calciatori per due stagioni e osservano che l’esperienza (in termini di stagioni nella massima divisione), la reputazione (in termini di livello delle squadre in cui il giocatore ha militato e di convocazione in Nazionale), la performance individuale e quella di squadra sono le determinanti chiave della retribuzione. L’esperienza, in realtà, conta meno di quanto si possa pensare e comunque è di solito inversamente proporzionale al valore della performance. Cambiare squadra, invece, non porta in media nessun vantaggio retributivo, mentre lo status della squadra con cui si firma il contratto è decisivo nella determinazione del livello assoluto dell’ingaggio.

LINK:
- Il quotidiano della Bocconi