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Crisi economica: FMI ridimensiona perdite delle banche

Analisi del Global Financial Stability Report che ha rivisto le stime di perdita nel periodo 2007-2010. Per reagire servono "azioni forti che allentino le incertezze che minano le prospettive di una ripresa".


Fonte: dal web

La luce in fondo al tunnel. I segnali

 

di

  un'inversione di tendenza del trend negativo dell'economia mondiale si iniziano a vedere. Già alla fine di settembre, infatti, il Fondo Monetario Internazionale aveva annunciato, per mezzo del suo vice direttore Murilo Portugal, che avrebbe rivisto al rialzo le prospettive di crescite dell'economia globale per il 2010 dal momento che la ripresa "è più forte di quanto inizialmente previsto"[1]. 

Anche il G-7 riunitosi a Istanbul lo scorso

  ottobre, ha diffuso un comunicato a conclusione dei lavori, nel quale ha parlato di un miglioramento dell'economia e della ripresa della finanza, pur restando prudente circa la consistenza effettiva delle prospettive di crescita. 

Dal momento che da più parti si guarda al futuro con un velato ottimismo,

  abbiamo deciso di "sfogliare" uno dei documenti più significativi per quello che riguarda l'analisi dello stato di salute del settore finanziario dell'economia mondiale, il 'Global Financial Stability Report' (GFSR) presentato dal Fondo Monetario Internazionale il 30 settembre scorso a Istanbul. Attraverso la sua lettura cercheremo, dunque, di capire a che punto ci troviamo oggi nel lungo cammino verso una completa ripresa .

QUALCOSA E' CAMBIATO.

  Lo studio si apre con un'analisi dei rischi sistemici, ovvero di quei rischi che, nel loro manifestarsi non colpiscono singoli operatori ma tendono ad 'infettare' uno o più settori oppure una o più economie nel loro complesso. Il GFSR individua 4 categorie principali di rischi sistemici, che possono essere così descritti:

- Rischi macroeconomici, come ad esempio quelli relativi all'inflazione/deflazione o ad una ridotta crescita dell'economia reale;

- Rischi relativi ai mercati emergenti, legati essenzialmente alla fragilità di queste economie in fase iniziale di crescita e alla loro dipendenza dai finanziamenti esterni;

- Rischi di credito, che nascono dalla difficoltà dei debitori (siano essi privati cittadini, imprenditori, banche o addirittura Stati) di onorare i prestiti ricevuti a causa delle difficoltà create dalla crisi;

- Rischi di liquidità e di mercato, i primi derivanti dalla difficoltà che gli operatori incontrano, in fase di crisi, a reperire risorse liquide per finanziarsi nel brevissimo periodo, i secondi legati alla instabilità dei mercati finanziari.


Ebbene, rispetto alle stime di aprile contenute nel precedente GFSR, il Fondo

  Monetario Internazionale (Fmi) ha appurato che l'entità di tutti rischi precedentemente elencati si è significativamente ridotta. I motivi sono molteplici e interconnessi tra loro. Semplificando si può dire che, anche se le prospettive di crescita restano al di sotto del potenziale, la stabilizzazione e il lieve miglioramento delle prospettive future comportano una ridotta probabilità di fallimento delle aziende e, di conseguenza, una maggiore fiducia delle banche nel vedere onorati i prestiti erogati. 

Queste ultime hanno inoltre beneficiato degli interventi statali a supporto dei

 loro bilanci. Tutto ciò ha consentito loro di intraprendere misure di ricapitalizzazione (o comunque di consolidamento laddove la situazione non fosse critica) e in questo modo è stato di fatto scongiurato il pericolo di crisi del settore bancario diffuse a livello internazionale. Oggi buona parte degli istituti di credito è tornata autonoma rispetto ai capitali pubblici ed è in grado di finanziarsi normalmente attraverso l'indebitamento. La ritrovata fiducia reciproca fra intermediari finanziari ha anche contribuito ad una più facile circolazione del denaro sul mercato dei capitali inetrbancari.

MOLTO PERO' E' ANCORA DA FARE. 

 I risultati sin qui raggiunti, però, come ha sottolineato anche il direttore del dipartimento di ricerca del FMI, Olivier Blanchard, sono in buona parte figli di "un'elevata spesa pubblica e dell'aggiustamento delle scorte da parte delle imprese". Manca, quindi, il vero propellente della ripresa, ossia l'aumento della domanda da parte del settore privato, quindi dei consumi da parte delle famiglie e degli investimenti da parte degli imprenditori. Ci sarebbe bisogno del supporto del credito bancario per sostenere la spesa, ma la pressione sui bilanci degli intermediari e il pericolo di default da parte dei debitori si attestano ancora su livelli di guardia. Per questo la concessione di finanziamenti risulterà, comunque, contratta nel prossimo futuro. 

Nella parte conclusiva del documento vengono quindi presi in considerazione

  gli effetti delle manovre di sostegno e stimolo adottate durante la fase critica della recessione. Ci si chiede quando e soprattutto come sarà possibile abbandonare queste misure senza dare nuovi scossoni ad un'economia ancora in convalescenza. Non solo, infatti, c'è ancora bisogno di risorse pubbliche per dare forza alla ripresa, ma, nel progettare una strategia di 'ritiro' adeguata, bisognerà fare i conti con numerosi fattori di complicazione. Tra questi ne vengono evidenziati due in particolare:

- Gli effetti di breve termine di queste politiche sono stati sicuramente positivi, non si è ancora in grado di prevedere con certezza quali ripercussioni ci saranno nel lungo periodo;

- Molte delle misure intraprese dai singoli Stati ed indirizzate essenzialmente all'economia domestica hanno avuto dei riflessi anche all'esterno, il che evidenzia l'importanza di agire in maniera coordinata sia in fase di attuazione che di dismissione delle stesse.

Alcune linee guida vengono già dettate: abbandonare per prime le soluzioni

  più costose, quelle in cui i costi non sono commisurati ai benefici e quelle che distorcono in maniera pesante il funzionamento dei mercati finanziari; una comunicazione chiara dalle istituzioni verso gli operatori economici per far sì che essi possano orientarsi con sicurezza nella fase di ritorno alla normalità delle condizioni di mercato.

QUALE FUTURO?

  In conclusione non poteva non esserci un riferimento alle future riforme in campo normativo che dovranno garantire una maggiore stabilità al sistema finanziario. Questo vorrà dire non solo andare a toccare la disciplina dei mercati finanziari, ma anche affrontare sfide nuove, come l'implementazione di regole che consentano una gestione "globale" dei rischi, al fine di evitare che politiche intraprese da singoli operatori o da singole istituzioni possano scaricare sul mercato rischi che questo non è in grado di sostenere. Solo in questo modo sarà possibile minimizzare gli strascichi negativi che la globalizzazione finanziaria si porta dietro e far sì che essa diventi un'opportunità per tutti.


DOCUMENTI

 
- IMF, Global Financial Stability Report

SCHEDA

 - Il Fondo Monetario, la Banca Internazionale e l'incontro di Istambul


LINK

 - Fondo Monetario Internazionale (FMI)

(Articolo pubblicato il 19/10/2009)

Sergio Di Carlo (04-11-2009)


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